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giovedì 28 marzo 2013

IL PCL SOLIDARIZZA CON LA MADRE DI FEDERICO ALDROVANDI

(28 Marzo 2013)

IL PCL da la piena solidarietà alla madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, che dopo aver perso il proprio figlio per mano delle forze dell'ordine oggi ha subito una spregevole provocazione ad opera di uno sparuto gruppo di reazionari (sit-in contro la sentenza di colpevolezza degli aggressori del giovane).

Federico Aldrovandi, nel 2005, decise di tornare a casa a piedi dopo aver trascorso la serata ad un locale del bolognese. Fermato per un controllo da una pattuglia delle forze viene picchiato a sangue e alla sola età di 18 anni perde la vita. I colpevoli della mattanza il 6 luglio 2009 vengono condannati in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione, per "eccesso colposo in omicidio colposo". Il 21 giugno 2012, dopo l'iter giudiziario, la corte di cassazione ha confermato la condanna. Oggi il Coisp (sindacato di polizia) ha manifestato per i quattro agenti condannati definitivamente per l'omicidio colposo di Federico Aldrovandi. Il sit-in di protesta si è svolto, senza dignità, sotto l'ufficio della madre del 18enne morto. IL gruppetto, alimentato da un' insano corporativismo, si è radunato in piazza Savonarola a pochi metri dalla sede del municipio di Ferrara dove lavora Patrizia Moretti madre di Federico. Coraggiosamente la signora è scesa dal suo ufficio per difendere la dignità di suo figlio contro il sit-in delle forze dell'ordine che anche oggi hanno mostrato quello che sono...
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

martedì 26 marzo 2013

PERCHE'IL MOVIMENTO OPERAIO IRROMPA NELLA CRISI POLITICA E IMPONGA LA PROPRIA SOLUZIONE DELLA CRISI

(26 Marzo 2013)
La crisi politico/istituzionale della Seconda Repubblica si avvita senza trovare uno sbocco. Il populismo reazionario di Grillo è al centro della scena. Mentre il movimento operaio osserva in silenzio, con le mani legate dalle proprie direzioni politiche e sindacali, a fronte di una crisi sociale che va precipitando. Questa è la sostanza dell'attuale momento politico.


LA CRISI POLITICA DELLA BORGHESIA

La borghesia ha perso il controllo della crisi politica. Prima del voto puntava a un compromesso tra centrosinistra e Monti. Ma il voto ha spazzato via questa possibilità. Ed oggi i vecchi partiti dominanti sono alle prese con la propria crisi.

Bersani cerca di salvare il suo gruppo dirigente del PD candidandosi a risolutore della crisi. Ma non è in grado di formare un governo. E prepara così, in prospettiva, il tappeto rosso per Matteo Renzi, col rischio serio di conflagrazione del PD.

Berlusconi cerca di salvarsi dalle sentenze annunciate della magistratura, e per questo punta a un negoziato politico istituzionale col PD che gli possa garantire un salvacondotto. Ma cozza con le difficoltà insolute del PD a un compromesso pubblico col Cavaliere. E per questo accarezza in subordine l'idea di nuove elezioni con l'obiettivo di vincerle e dunque di procurarsi per questa via il salvacondotto istituzionale.

La Lega, uscita malconcia e divisa dalle urne, vorrebbe evitare il voto ad ogni costo, e per questo ha lanciato segnali di disponibilità al PD. Ma è troppo debole per giocare una partita in proprio senza il benestare di Berlusconi.

Il Centro di Lista Civica è a sua volta diviso dalle ambizioni frustrate di Mario Monti, col rischio di una clamorosa disgregazione parlamentare: indebolendo ancor più le fortune già precarie di Bersani.

In sostanza: un ginepraio irrisolto e forse, nell'immediato, insolubile.

Napolitano proverà forse a istruire ancora una volta “un governo del Presidente”, facendo leva sull'emergenza finanziaria e istituzionale. E certo non manca un programma comune di governo tra PD, PDL, Monti: una pioggia di 50 miliardi di “debiti” della pubblica amministrazione alle imprese ( prevalentemente alla industria farmaceutica e ai grandi costruttori); l'abolizione progressiva dell'Irap a vantaggio dei padroni ( 34 miliardi che oggi finanziano la sanità); l'ulteriore appesantimento delle norme Fornero sul mercato del lavoro. E' il programma ufficiale di Confindustria, sotto la guida dell'”illuminato” Squinzi. Cui tutti i partiti padronali si sono inchinati riverenti.
Ma questo programma comune saranno in grado di gestirlo in un comune governo, fosse pure sotto l'egida presidenziale? Perchè questa è l'unica possibilità consentita dai numeri parlamentari. E questa è la drammatica difficoltà del PD.


IL POPULISMO REAZIONARIO DI GRILLO CASALEGGIO

Grillo e Casaleggio cercano di tenersi fuori da tutto. Per una ragione semplice: puntano in prospettiva al potere politico in proprio.

Non si tratta anche in questo caso di differenze di programmi da un punto di vista di classe. Sul mantra del “taglio ai costi della politica” tutti pagano pegno al grillismo, col sostegno unanime della grande stampa borghese. E' il classico specchietto per le allodole: come si possono chiedere nuovi pesanti sacrifici sociali agli sfruttati senza dare una spuntatina d'immagine agli stipendi istituzionali? Quanto ai programmi sociali, nulla questio. Il M5S rivendica come Berlusconi ( e il PD) l'abolizione dell'Irap. E in fatto di mercato del lavoro, scavalca a destra, per alcuni aspetti, i vecchi partiti padronali: rivendicando un reddito di cittadinanza di 600 euro come indennizzo di licenziamento per lavoratori “esuberanti” delle fabbriche in crisi ( “da chiudere” come nel Sulcis) e del settore pubblico (.. per risparmiare i soldi con cui tagliare l'Irap ai padroni). “ Col nostro programma nei prossimi 5 anni saremmo più poveri, ma più felici” ha dichiarato il milionario Grillo a una TV turca. Del resto un soggetto politico che a Parma, dove governa, attacca frontalmente le prestazioni sociali per pagare il debito ai banchieri, non ha certo ostilità di principio verso i programmi padronali.

Il punto è un altro. Grillo e Casaleggio rifiutano alleanze di coalizione coi vecchi partiti borghesi perchè mirano alla Repubblica di.. Grillo e Casaleggio. Fuori e contro la vecchia democrazia borghese e la sua tradizione costituzionale. Sulla base di un progetto ideologico reazionario, che punta all'abolizione del sindacato in quanto tale (“roba da 800”), alla soppressione di “tutti i partiti”, al dominio totalizzante della “Rete” come moderno modello plebiscitario. In attesa... dell'”ordine nuovo” universale di Gaia del 2054, secondo le farneticazioni di Casaleggio.


LA CRISI DRAMMATICA DEL MOVIMENTO OPERAIO
LA PARALISI SUBALTERNA DELLE SINISTRE

Il movimento operaio è il grande assente dello scenario politico, per responsabilità delle sue direzioni. E' clamoroso. Di fronte alla crisi dei vecchi partiti padronali e dell'intero edificio della seconda Repubblica, non esiste sul campo una proposta alternativa della classe lavoratrice.

Le burocrazie sindacali difendono i propri interessi di burocrazie. CISL e UIL chiedono un governo di unità nazionale che dia continuità lineare alle politiche di Monti e al proprio asservimento alla Fiat. La burocrazia CGIL, orfana di un governo di centrosinistra su cui aveva puntato le proprie carte, cerca di salvaguardare il canale di dialogo con Confindustria. Mentre tace sul programma sociale del grillismo per coprire il gioco(vano) di Bersani verso i 5 stelle. Così all'incontro col presidente incaricato, Camusso, Bonanni, Angeletti, si sono presentati con..la piattaforma di Confindustria: “tagli ai costi della politica” ( per dare più soldi ai padroni), “taglio delle tasse” ( in primo luogo l'Irap per i padroni), pagamento degli “arretrati alle imprese”. Nulla che riguardi il mondo del lavoro, se non i penosi auspici per “ sviluppo e occupazione”. E questo nel momento della massima precipitazione dei salari, del blocco annunciato dei contratti del pubblico impiego, della carneficina dei posti di lavoro. Sullo sfondo della recessione italiana ed europea.

Parallelamente ciò che rimane delle sinistre politiche balbetta una recita subalterna.

SEL resta attaccata alla gonna del PD e di un suo improbabile governo ( borghese). Vendola chiede a Bersani l'accordo (irrealistico) con il M5S di cui beatifica le immaginarie virtù. Per il resto copertura totale dell'afasia della CGIL, e nessuna proposta d'azione per il movimento operaio. Il peggio del peggio. Col rischio oltretutto di trovarsi, a breve, di fronte al vicolo cieco un centrosinistra elettorale targato Renzi e alleato di Monti. In realtà la crisi del bersanismo trascina con sé la crisi del vendolismo e ne documenta la totale inconsistenza.

Il PRC è nel vortice di una crisi drammatica dopo la disfatta di Ingroia. E mentre la sua ala “grassiana” cerca la ricomposizione..con SEL, il segretario Ferrero chiede a Bersani e al PD di “avere più coraggio”(?) e a Grillo/Casaleggio di “far valere i voti ottenuti per imporre una svolta”..al PD nella critica al “fiscal compact”. In altri termini chiede al populismo reazionario di premere sul polo liberal borghese per una svolta progressista ( il famigerato New Deal di Roosvelt). Il tutto, per la cronaca, nel nome della rifondazione..”comunista”. E' la misura di una crisi senza ritorno di una sinistra “radicale” sempre più allo sbando.


PER UNA ALTERNATIVA OPERAIA ALLA CRISI POLITICA E SOCIALE

C'è una sola svolta possibile dentro la crisi politica. E' quella che passa per una aperta irruzione sulla scena del movimento operaio e dei movimenti di lotta, in un grande fronte unitario contrapposto a tutti i loro avversari: liberali (Pd /Monti), reazionari (Berlusconi), populisti ( Grillo/ Casaleggio).

E' necessario avanzare una piattaforma di lotta indipendente della classe operaia, contrapposta a tutte le soluzioni borghesi della crisi sociale: una piattaforma che parta dal blocco dei licenziamenti, dall'esproprio di tutte le aziende che licenziano, dalla ripartizione fra tutti del lavoro esistente, da un grande piano del lavoro finanziato con l'abolizione del debito pubblico verso le banche, con la tassazione progressiva dei grandi redditi, con una patrimoniale ordinaria e straordinaria. E su questa piattaforma indipendente va organizzato un piano di mobilitazione straordinaria e continuativa che unisca in un unico fronte l'insieme del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati. Solo questa mobilitazione straordinaria può incidere sulle contraddizioni (enormi) del blocco sociale populista, capovolgere i rapporti di forza, aprire dal basso la prospettiva dell'unica possibile soluzione progressiva della crisi politica e sociale: quella di un governo dei lavoratori, basato sulla forza e l'organizzazione degli sfruttati.
E viceversa, senza questa svolta unitaria e di lotta, la profondità della crisi politico istituzionale della seconda Repubblica, sommata con la drammatica crisi sociale, rischiano di creare, in prospettiva , le condizioni di svolte autoritarie. Quali che possano essere la loro dinamica e i loro canali di sviluppo.

Di certo il PCL si batte e si batterà in ogni luogo di lavoro, in ogni movimento, in ogni organizzazione sindacale e di massa, per l'indipendenza del movimento operaio su un programma anticapitalista. Unico fattore possibile di una vera alternativa.
MARCO FERRANDO

NO MUOS: solo la Rivoluzione cambia le cose!

(25 Marzo 2013)
Soltanto la forza e l'organizzazione rivoluzionaria di un grande Movimento No Muos che rompa del tutto con le forze riformiste e populiste dell' apparato istituzionale potrà raggiungere i risultati per cui lotta.
Il Movimento No Muos
 è giunto ad una svolta cruciale della propria storia. Dopo quattro mesi di presidio permanente la lotta contro uno dei più scellerati progetti dell'imperialismo americano è oramai divenuta elemento portante della vita del popolo niscemese e siciliano e ha anche varcato i confini della regione. Parallelamente a questo progressivo e inarrestabile coinvolgimento della popolazione, con gli studenti, il comitato delle Mamme No Muos, si è fatta sempre più aspra la reazione delle forze dell'ordine: gravissimi sono gli episodi di violenza di poliziotti contro gli attivisti che presidiano gli ingressi di C.da Ulmo, intollerabili le recenti perquisizioni nelle abitazioni degli abitanti niscemesi. E' del tutto chiaro come il tentativo sia quello di criminalizzare una lotta “sacrosanta” per la difesa della salute, dell'ambiente contro l' imperialismo statunitense.
Questa reazione repressiva dello Stato non può che dimostrare quanto illusoria ed ingannevole sia la soluzione istituzionale decantata dal governo regionale e dai partiti che lo sostengono: da Crocetta, dal PD, dal M5S non si è ottenuta né si otterrà mai alcuna revoca delle autorizzazioni, vogliamo affermare con forza che un governicchio di una regione di periferia (per di più in piena bancarotta e per questo più esposta al ricatto della finanza internazionale) non riuscirà a fermare di un solo millimetro il progetto di egemonia bellica della più potente forza militare mondiale. Soltanto la forza e l'organizzazione rivoluzionaria di un grande Movimento No Muos che rompa del tutto con le forze riformiste e populiste dell' apparato istituzionale potrà raggiungere i risultati per cui lotta.
Soltanto il collegamento del Movimento NOMUOS alle lotte dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, della parte più povera della popolazione può innescare un vero e proprio cambiamento sociale, soltanto una vertenza sociale generale può indurre i padroni del mondo a rivedere i propri progetti.

Crediamo per questo, che il Movimento NoMuos debba sganciarsi dalla morsa asfissiante del riformismo e dell'illusione democraticista di partiti che fino a ieri hanno finanziato guerre in ogni parte del pianeta (PD, PDL), che “civettano” con il console americano (come fa M5S) e che debba unirsi a tutti i movimenti esistenti: dal No Tav e al No Ponte al No Debito, dal Movimento studentesco a quello dei lavoratori in lotta contro il precariato e i licenziamenti sotto l'unica grande parola d'ordine dell'Anticapitalismo.
Il Partito Comunista dei Lavoratori, da sempre al fianco del movimento No Muos continuerà ad appoggiare tutte le lotte popolari contro l'ingerenza imperialista e a denunciare i partiti servi dell'imperialismo Occidentale.

Riconvertire le spese militari in spesa sociale
Contro la repressione dei Movimenti Antimperialisti
Per un fronte unico di lotta
Contro il Capitalismo e le sue guerre
                                                                
                                                              Partito Comunista dei Lavoratori - Sicilia
 


lunedì 25 marzo 2013

TOCCA  AI  LAVORATORI COSTRUIRE L’ALTERNATIVA.
IN PIENA AUTONOMIA
DAI PARTITI PADRONALI E DAI COMICI GURU



PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI  SEZ. DI PAVIA





Mercoledì 27  marzo   via dei Mille  ( ang. p.le Ghinaglia ) alle h. 10 alle 12,30


verrà distribuito materiale informativo e il n. del   Giornale comunista dei lavoratori

venerdì 22 marzo 2013


DICHIARAZIONE DI VOTO
AL COMITATO DIRETTIVO DELLA CGIL - 20 marzo 2013
del compagno Francesco De Simone


(22 Marzo 2013)


I risultati elettorali del 24/25 Febbraio sono profondamente negativi per il movimento operaio.
Essi registrano una crisi di rigetto da parte delle grandi masse operaie e popolari delle politiche di austerità del governo Monti, funzionale agli interessi del grande capitale finanziario, sostenute da PD, PDL, UDC; prova ne sia da un lato la particolare penalizzazione dei partiti maggiormente identificatisi nel sostegno al governo (PD), e dall'altro il sorprendente recupero realizzato da Berlusconi, rispetto alla crisi profonda del centrodestra, grazie allo smarcamento cinico e demagogico dell'ultima ora dal governo.
Ma la crisi di rigetto dell'austerità è stata capitalizzata da un movimento populista essenzialmente reazionario. Che certo è segnato da importanti contraddizioni interne, ma che è guidato da un'organizzazione settario-aziendale che mira alla conquista del potere politico sulla base di un programma di attacco alle libertà democratiche e sindacali: un programma che rivendica l'abolizione del sindacato in quanto tale e la cancellazione di tutti i partiti politici.
In altri Paesi, l'ascesa della mobilitazione sociale contro le politiche di austerità ha cercato e cerca il suo sbocco a sinistra, anche sul terreno elettorale. In Italia, il quadro di passività e disgregazione sociale di fronte alla crisi, ha beneficiato il populismo reazionario.
La politica del nostro sindacato ha una responsabilità enorme per quanto è accaduto. Negli anni della più grande crisi sociale del dopoguerra, la CGIL non ha sviluppato una reale opposizione di massa proporzionale alla radicalità della crisi, limitandosi alla “critica” o ad azioni simboliche e rituali. Ciò al solo scopo di tenere aperto un canale di ricomposizione concertativa con Confindustria, e di favorire una soluzione politica di centrosinistra che potesse dare sponda alla concertazione. La non belligeranza della CGIL verso il governo Monti al solo scopo di coprire il gruppo dirigente del PD è stato l'ultimo atto e il più grave di questa politica rovinosa. Questa politica- che oltretutto ha fallito i propri scopi- ha consentito al padronato e al governo colpi pesanti agli interessi dei lavoratori (in particolare su pensioni e art.18); ha disarmato il movimento operaio di fronte alla crisi, ostruendo spazi e canali di opposizione di massa e di resistenza sociale; ha finito per spingere ampi settori di lavoratori, senza riferimenti e socialmente disperati, tra le braccia del populismo reazionario.
Un bilancio disastroso, su tutta la linea.
S'impone tanto più ora una svolta radicale della linea della CGIL.
Tanto più a fronte della crisi di rappresentanza della sinistra politica, la nostra confederazione deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.
Va promossa una grande vertenza generale del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati, capace di unificare e rilanciare il fronte della mobilitazione sociale, di disgregare il blocco sociale populista,e di indicare una soluzione alternativa alla crisi.
Una vertenza che rivendichi quindi prioritariamente:
• una drastica riduzione dell'orario di lavoro (30-32 ore) a parità di salario
• un salario minimo intercagoriale di almeno 1500 euro netti
• un vero salario sociale di almeno 1200 euro ai disoccupati disponibili all'avviamento al lavoro e ai giovani in cerca di occupazione
• l'abolizione del lavoro precario con la trasformazione degli attuali contratti e il ritorno al contratto a tempo indeterminato quale forma normale di assunzione
• la nazionalizzazione, senza indennizzo ai grandi azionisti e siotto controllo dei lavoratori, delle aziende che licenziano , inquinano, negano oi diritti sindacali, a partire dal gruppo Fiat e da quello Ilva
• un forte recupero salariale con aumento di almeno 300 euro mensili per tutt@
• l'abolizione della riforma dell'art. 18 e la sua estensione, nella forma originaria, a tutti i/le lavoratori/trici
• l'abolizione delle controriforme pensionistiche, con il ritorno al sistema retributivo, calcolato sui migliori anni e al 2% annuo.
• un grande piano di lavori pubblici di utilità sociale.

Per recuperare le risorse per questi obbiettivi è necessario avere come obbiettivi:
• l'annullamento del debito pubblico verso le banche (con salvaguardia degli interessi dei piccoli risparmiatori) e la nazionalizzazione di quelle italiane senza indennizzo con la costituzione di una banca nazionale unica.
• Una patrimoniale ordinaria sui patrimoni oltre i 500.000 euro
• una patrimoniale straordinaria sulle grandi ricchezze che per quelle enormi possa giungere all'esproprio quasi totale
• l'aumento delle aliquote Irpef per i più ricchi, a fronte di una riduzione di quelli per i lavoratori.
• L'abolizione dei trasferimenti pubblici alle imprese private
• una lotta serrata all'evasione fiscale e contributiva e alla corruzione politica, con forti pene per grandi evasori e sfruttatori di lavoro nero
• l'abbattimento delle spese militari
• la riduzione delle spese parassitarie del ceto politico, salvaguardando forme di finanziamento per l'attività associativa e di propaganda di tutti i partiti
• l'annullamento delle grandi opere inutili e dannose, a partire dalla linea TAV Torino-Lione

Di fronte alla crisi politica è poi necessario che la CGIL dismetta il proprio ruolo passivo, rivendichi come minimo obbiettivo democratico, il ritorno ad una legge elettorale proporzionale pura e metta in campo la propria forza organizzata.
Ciò con la promozione di una fase di mobilitazioni culminanti in una grande manifestazione nazionale, aperta alla adesione dei sindacati di “base” e di tutte le residue forze della sinistra che rivendichi la necessità di un'alternativa politica dalla parte dei lavoratori, in aperta contrapposizione alla riedizione di centrosinistra confindustriali, al montismo, al berlusconismo e al grillismo.

Francesco De Simone – CD CGIL

 

 

 


Lettera aperta di Davide Rosci dal carcere Mammagialla di Viterbo



(21 Marzo 2013)
Viterbo, Domenica 17/03/13
Torno a scrivere dopo alcuni giorni passati in isolamento. Sì, mi sono fatto 4 giorni di isolamento dopo essere stato trasferito dal carcere di Rieti al carcere di Viterbo. Ora voi vi chiederete cosa mai io abbia potuto fare. La risposta è niente, giuro niente! Così come quando mi tradussero da Teramo a Rieti: non avevo fatto nulla e, per di più non ho potuto conoscere le motivazioni che giustificato questi trasferimenti.
 C'è la chiara volontà di punirmi, facendomi capire con questo modo di fare, che la mia voglia di informare chi è fuori e la lotta di tutti coloro che mi sono vicini sono da arginare. Hanno dapprima trattenuto tutta la posta in arrivo che gli scorsi lunedì e martedì mi era arrivata a Rieti, giustificando, in maniera fantasiosa, che all'interno vi fosse qualcosa di pericoloso(?) anche se le avevano aperte e avevano visto che non c'era niente (per la cronaca si trattava di due lettere di miei amici, 4 lettere di mia zia contenenti le foto dei miei adorati nipoti e due cartoline). Hanno di fatto violato la mia privacy e deliberatamente censurato ogni tipo di corrispondenza in arrivo. È palese che hanno agito in modo illegale ed incostituzionale
Poi, non contenti, hanno fatto la cosa più vile ed infame, trasferendomi qui a Viterbo e mettendomi in isolamento! Non mi hanno giustificato la cosa e mi hanno sbattuto in una cella di 5 mq senza riscaldamento e senza poter avere contatti con nessuno. Mi hanno vietato di prendere una coperta e ho dormito tre notti(!) al gelo con solo il giubbino. Ditemi voi se questo è un atteggiamento da paese civile! Trasferire, lasciare al freddo e in isolamento una persona che non ha avuto rapporti disciplinari o altro è il chiaro modo di fare di chi, nel buio e nel silenzio delle carceri italiane, ignora ogni legge morale e giuridica.
Non nascondo di aver provato sconforto, provate a mettervi al posto mio e a vivere in 20 giorni tre cambi di carcere, la censura delle lettere e l'isolamento totale senza sapere quanto tempo duri. È qualcosa che ti fa perdere la fiducia nelle istituzioni, oltre che la testa. Così mi sono affidato ai miei libri e solo la lettura di “Gramsci in carcere e il Partito” e “Oltretorrente”, che narra le gesta di Guido Picelli, gli Arditi del Popolo e le barricate di Parma, mi ha dato la forza e la serenità per affrontare queste vicissitudini. L'esempio di Gramsci e quello di Picelli sono stati per me qualcosa di indescrivibile. Attraverso quelle pagine rigo dopo rigo ho ricaricato il mio cuore e la mia mente.
Ormai pensavo al peggio, convinto di dover rimanere in quello scempio di posto fino all'11 Aprile, data nella quale a Roma ci sarà l’appello per l’aggravamento degli arresti domiciliari in custodia cautelare, invece mi hanno portato in sezione. Solo dopo che il consigliere regionale di Rifondazione Comunista del Lazio, che ringrazio di cuore, era venuto a trovarmi.
Concludo con la mia convinzione personale che continuerò ad urlare: potranno imprigionare il mio corpo, mai la mia mente.

A testa alta! La lotta non si arresta!
DAVIDE ROSCI
 
 


LIBERTA’ PER DAVIDE ROSCI E PER TUTTI I CONDANNATI PER I FATTI DEL 15 OTTOBRE 2011



(21 Marzo 2013)

 

Il compagno Davide Rosci, arrestato per i fatti del 15 ottobre, è stato trasferito al carcere di Mammagialla a Viterbo.
Sentiamo il dovere e l'urgenza di esprimere la piena e totale solidarietà e complicità del Partito Comunista dei Lavoratori ai compagni Davide, Mauro, Mirco, Marco e Cristian, ai loro amici e compagni ed alle loro famiglie. Voi siete stati colpiti dalla rappresaglia di uno stato che per questa via tenta, in un momento di enorme tensione sociale, di mandare un avvertimento a tutte le avanguardie di lotta presenti nel paese. Non potremmo altrimenti spiegare pene detentive così rilevanti a fronte di fatti e responsabilità tutte da dimostrare. Potremmo soffermarci sull'evidente ingiustizia di un sistema che assolve l'assassino di Carlo Giuliani – e lascia sostanzialmente impuniti i massacratori della Diaz - o che condanna il pistolero assassino Spaccarotella ad una pena appena superiore a quella comminata ai compagni, senza un briciolo di prova.
Potremmo ricordare che i massacratori di Federico Aldovrandi vestono ancora la divisa della Polizia di Stato o che i parassiti in giacca e cravatta, che in questi decenni hanno banchettato alle spalle di un intero popolo, sono tutti liberi ed impuniti. Potremmo ancora ricordare le centinaia di compagni colpiti in questi anni in tutta Italia dalla feccia fascista (i compagni teramani sono da sempre impegnati nella lotta ai rigurgiti reazionari e fascisti nel paese).
Fatti per i quali "misteriosamente" non si trovano quasi mai i responsabili. Dicevamo potremmo ma non lo facciamo. Noi non siamo mai stati colpiti dal delirio giustizialista di tanta parte della sinistra. Noi non abbiamo neanche per un attimo pensato che la giustizia potesse passare per le aule dei tribunali della borghesia. I “giudici eroi” non sono mai stati tali per noi. Tendiamo da comunisti a riaffermare ogni volta un concetto che ci sembra basilare: non può esserci vera giustizia in una società divisa in classi. Per questo compagni, la giustizia dello stato dei padroni vi condanna, ma nel cuore dei proletari coscienti voi siete innocenti.
Il Partito Comunista dei Lavoratori condanna fermamente il tentativo da parte dei Tribunali dello Stato borghese italiano di criminalizzare chi lotta contro l’oppressione e lo sfruttamento. La nostra è una solidarietà che non si limita al semplice comunicato ma si concretizza col supporto militante del Partito Comunista dei Lavoratori al compagno Davide Rosci, e a tutti gli imputati.
E lo faremo sin da subito.
Libertà per il comunista Davide Rosci!
No alla repressione contro chi lotta!
Per una società senza ne’ classi ne’ galere,
per il comunismo!

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

 

 

martedì 19 marzo 2013

ADESIONE DEL PCL ALLA MANIFESTAZIONE ANTI TAV

(19 Marzo 2013)
COMUNICATO NAZIONALE E TESTO DEL VOLANTINO
NO TAV
Il Partito Comunista dei Lavoratori aderisce e partecipa alla manifestazione anti Tav di sabato 23 marzo in Val di Susa, come sempre ha fatto in tutte le manifestazioni contro la Tav in valle e non solo: in contrapposizione ad un'opera dannosa, utile unicamente alla logica del profitto, e sostenuta non a caso da tutti i partiti padronali, foraggiati da industriali e banchieri.

In presenza di un tentativo evidente del M5S di sovrapporre la propria immagine sulla manifestazione del 23, ai fini della propria auto promozione politica, riteniamo importante che il movimento No Tav preservi il proprio carattere unitario e di massa, rispettoso della pluralità delle posizioni e presenze politiche, sindacali, associative, che hanno accompagnato il suo percorso, contro ogni subordinazione a operazioni improprie di marketing elettorale.

Con questa logica il PCL parteciperà alla manifestazione unitaria portandovi il proprio contributo di presenza e di proposta anticapitalistica.

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testo volantino
NO ALLA TAV, MANGIATOIA DI PROFITTI
PER UNA SOLUZIONE ANTICAPITALISTA, UNICA ALTERNATIVA
(IL MOVIMENTO NO TAV NON E' “DI BEPPE GRILLO”)


La TAV non è solamente un'opera inquinante e dannosa. E' una gigantesca mangiatoia di profitti per grandi industrie, banche,speculatori di ogni risma. Questo spiega l'unità nazionale tra tutti i principali partiti padronali ( PD, PDL, Monti..) a sostegno della TAV. Tutti i partiti che stanno sul libro paga di industrie e banche ( basta vedere i loro bilanci) proteggono, com'è naturale, gli interessi dei propri finanziatori e committenti. L'unica “crescita” di cui si occupano è quella dei profitti dei capitalisti.

Ma se è così allora la nostra battaglia contro la TAV può e deve essere parte di una battaglia più generale per un'alternativa anticapitalistica di società: che rovesci l'attuale dittatura di industriali e banchieri, e imponga un governo dei lavoratori. Un governo che riorganizzi da cima a fondo l'intera società, in base alle esigenze della sua maggioranza, non di una piccola minoranza di sfruttatori e parassiti.

Questa prospettiva passa, a sua volta, per la saldatura della lotta anti TAV con le ragioni e le lotte del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati. Unire tutte le lotte in una lotta sola, prolungata, radicale, di massa, capace di rovesciare i rapporti di forza, e di aprire dal basso uno scenario nuovo: questa è l'univa via che possa spazzare via assieme alla TAV, l'intero parassitismo del capitale finanziario e dei suoi sprechi ( 85 miliardi annui di debito pubblico alle banche, 31 miliardi annui di trasferimenti pubblici alle imprese, 25 miliardi annui di spese militari, 9 miliardi annui di regalie al Vaticano dello IOR..). Non a caso la rivolta sociale è l'unica cosa che le classi dominanti temono.

Questa prospettiva e le sue ragioni non hanno nulla a che spartire con i vecchi partiti padronali, a partire dal PD; ma neppure con i comici milionari come Grillo, e col suo guru Casaleggio. Che sono sicuramente avversari della TAV, ma sono anche avversari delle ragioni del lavoro. Propongono l'abolizione pura e semplice del sindacato in quanto tale ( “roba dell'800” )proprio nel momento della massima aggressione padronale contro i lavoratori e i diritti sindacali. Rivendicano il taglio delle pensioni e dei posti di lavoro nel pubblico impiego, per ridurre le tasse ai padroni ( IRAP). A Parma, dove governano, alzano le rette di asili e mense per pagare gli interessi alle banche.. Sarebbero questi i paladini della giustizia sociale?

Se tanta popolazione povera ha finito con l' affidarsi a Grillo (e Casaleggio) è solo perchè si è sentita priva di riferimenti, rappresentanza, prospettive. E' solo perchè è stata sistematicamente abbandonata e tradita dalle sinistre politiche e sindacali, dentro la crisi sociale più drammatica del dopoguerra.

La direzione della CGIL ha prima concertato coi governi di Centrosinistra le politiche antioperaie, e poi ha consentito al governo Monti le peggiori misure contro lavoro e pensioni( pur di coprire il PD di Bersani). Le sinistre cosiddette “radicali” prima hanno votato ( unite) guerre e sacrifici in cambio di ministeri nei governi di centrosinistra, e poi hanno finito col rifugiarsi (divise) sotto il comando del PD o dei pubblici ministeri( Ingroia). C'è da meravigliarsi se una disperazione sociale abbandonata a se stessa ha finito con l'indirizzarsi verso un comico “anticasta”, bravo teatrante e per di più simpatico?

Ricostruire la rappresentanza indipendente delle ragioni del lavoro; ricostruire tra i lavoratori, e in tutti i movimenti di lotta, la coscienza dei propri interessi, della propria forza, della necessità di una soluzione anticapitalista: questa è la ragione d'essere del Partito Comunista dei Lavoratori(PCL). Certo: siamo un piccolo partito, dentro un maremoto, che nuota contro corrente. Ma siamo l'unico partito della sinistra che non si è mai compromesso con le politiche antioperaie. L'unico che non si subordina né al PD, né ai magistrati, né al grillismo. L'unico che si batte, in ogni lotta, per una prospettiva di rivoluzione sociale: la sola rivoluzione vera.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

sabato 16 marzo 2013

Videla eucaristico

 
IL PAPA DI VIDELA

(16 Marzo 2013)
I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria” ( 1976): così la Chiesa argentina di Pio Laghi e Bergoglio- allora guida dei gesuiti argentini e oggi Papa- salutava il golpe militare del generale Videla e dell'ammiraglio Massera . Preparandosi a collaborare col regime e la sua politica assassina sino al 1983. Non a caso giovedì scorso, 44 ex ufficiali delle forze armate si sono presentati davanti al giudice di Buenos Aires con la coccarda vaticana “in omaggio a Papa Francesco”. Il Papa ..“non ricorda”, i militari sì. Come ricordano che Bergoglio fu membro in gioventù della “Guardia de Hierro”, gruppo peronista di estrema destra.

Ma qui da noi la memoria della verità è stata prontamente ripulita. A vantaggio di una esaltazione retorica del nuovo Papa che oggi unisce in un unico coro tutti gli ambienti dominanti, cattolici e laici. Nel silenzio assordante di ciò che rimane della sinistra italiana.

E' comprensibile.

Le gerarchie ecclesiastiche cercano nel nuovo Papa, e nella sua recita “francescana”, un rilancio d'immagine popolare dell'istituzione Chiesa, colpita da una crisi interna senza precedenti e attraversata da una feroce guerra per bande. Il fatto che Bertone , Sodano, e le loro truppe, abbiano votato in Conclave per Bergoglio silurando il candidato di Comunione e Liberazione (Scola)- già prescelto dalla CEI- misura la frattura verticale dell'apparato clericale italiano e la crisi profonda della Segreteria di Stato vaticana. Oggi costretta in qualche modo ad arretrare e a riparare dietro una sorta di “arbitrato” straniero. In attesa del prossimo scontro per il controllo dello IOR e delle enormi proprietà immobiliari.

La borghesia laica cosiddetta “progressista” ( Scalfari e compagnia), orfana dell'agognato centrosinistra e politicamente allo sbando, sembra aggrapparsi al nuovo Papa come all'unica ancora “istituzionale” disponibile, nella valle di lacrime della politica borghese e della crisi della Seconda Repubblica. Le sue lodi allo stile pauperistico di Papa Francesco alludono alla campagna ideologica sul taglio dei “costi della politica”: che vorrebbe far digerire meglio ai lavoratori la nuova valanga di sacrifici in arrivo( Tares, Iva, blocco dei contratti pubblici..) grazie al “buon esempio” di parlamentari borghesi un po' più “presentabili”. Persino il “francescanesimo” del Papa diventa un'arma impropria della lotta di classe.

Il cerchio si chiude. La recita populista del nuovo Papa si salda con la recita populista della borghesia italiana. L'adulazione ipocrita della popolazione povera è, come sempre, il bastone retorico del suo inganno: in abito laico come in abito talare. Al servizio di un regime capitalista che ha in realtà una sola ed unica fede: quella nel profitto. L'unico Dio pagano venerato da industriali, banchieri e..Vaticano.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

giovedì 14 marzo 2013


 

 

Pavia 13/03/2013 : Partito Comunista dei Lavoratori – assemblea pubblica con Marco Ferrando

 

“….il successo del grillismo è il frutto distorto di una combinazione straordinaria: il massimo discredito dei partiti borghesi tradizionali, nel momento della massima crisi sociale, e il clamoroso fallimento delle direzioni tradizionali del movimento operaio, incapaci di costruire un'alternativa vera………”

 

“….chi denuncia la rapina dei “politici” ma tace sulla rapina sociale dei capitalisti è un truffatore dei lavoratori. Proprio come “i politici” dominanti….”


“….nessuna meraviglia: un comico milionario che ha pubblicamente rivendicato l'abolizione del sindacato in quanto “creatura dell'800” non ha nulla a che spartire con i lavoratori. E' un loro avversario. Tanto più in tempo di crisi capitalista e di aggressione frontale ai diritti del lavoro….”

 

“….la difesa, sempre e comunque, degli interessi dei lavoratori dovrebbe essere il paradigma universale di una politica comunista….”

 

“…. l’indipendenza di classe o è un valore universale o non è….”

 

“…. l’autonomia di classe per un partito comunista o si coniuga per una prospettiva di alternativa di potere o è altra cosa….”

 

“…. i comunisti sono tali non se abbassano il programma anticapitalista alle coscienze, ma se cercano di elevare le coscienze all’altezza del programma che è l’unico capace di far fronte alla radicalità della crisi capitalista…”


 

martedì 12 marzo 2013



HUGO CHAVEZ
Un giudizio marxista sulla sua figura

Jorge Altamira (Partito Obrero- Argentina)


La morte di Hugo Chavez ha provocato, come era prevedibile, un’ emozione popolare enorme in Venezuela. Ha commosso anche l’opinione pubblica internazionale. E’ la conseguenza naturale dell’attenzione che ha suscitato nella politica mondiale durante la maggior parte della sua gestione politica. Lo stesso già è successo nel passato con altri liders di nazioni di medio sviluppo, dall’indiano Gandhi, l’argentino Peron, l’egiziano Nasser o l’indonesiano Sukarno, così anche per Fidel Castro durante la seconda metà del secolo passato. E’ l’espressione del carattere mondiale dei conflitti nazionali.
Il parto del chavismo si produsse a fine febbraio del 1989, quando una ribellione popolare- il Caracazo- contro il programma fondo monetarista del governo che aveva appena assunto l’incarico, sotto la presidenza di Carlos Andres Perez, fu massacrata da una repressione eseguita dall’esercito. Fu la fine del ciclo storico del nazionalismo civile piccolo-borghese, che per cinquant’anni incarnò il partito Azione Democratica(Accion Democratica) Tre anni più tardi, dalle proprie forze armate emerse una reazione contro coloro che avevano represso il Caracazo, sotto la sollevazione di ufficiali di rango inferiore, condotti da Hugo Chavez,che utilizzavano un’impostazione nazionalista. La sollevazione condusse il popolo di nuovo in strada –anche se in un modo incipiente- e convertì a questo golpe militare peculiare( contro il governo e l’alto comando delle forze armate) quasi in una sollevazione militare. Nella coscienza del popolo albergò l’idea che avrebbe potuto contare sulle armi del Paese. Il Chavismo non nasce da una combinazione parlamentare né da un inciuccio tra camarille di partito, bensì da una congiunzione del nazionalismo in uniforme con una parte delle masse. Il Caracazo e la sollevazione del ’92 sono il rintocco delle campane che anticipa il crollo del processo di privatizzazioni e indebitamento che hanno caratterizzato la tappa neo-liberale. Curiosamente, il menemismo avrebbe dovuto debuttare quando in Venezuela si poneva come manifesto che questo era condannato a terminare in una crisi semi-rivoluzionaria.
NAZIONALISMO
Il nazionalismo militare chavista ha una parentela con la storia del suo Paese e di tutta l’America Latina. E’ il caso di Peron e dei nazionalismo militari, per esempio, in Perù (Velazco Alvarado) e in Bolivia (Juan Jose Torres), alla fine degli anni ’60, i quali nazionalizzarono le compagnie petrolifere straniere e gli zuccherifici- in alcuni casi senza indennizzo. Tutti questi movimenti, come dopo il chavismo, hanno fatto sfoggio di alcune particolarità di carattere eccezionale, specialmente per quel che concerne il proprio lider. Il Caudillismo riflette la scarsa differenziazione sociale del movimento di massa e l’impegno del nazionalismo di presentare il popolo come un blocco unito esclusivamente da interessi nazionali. Distorcendo, con questo procedimento, le ragioni storiche del suo emergere: il protagonismo delle masse, che con azioni e sacrifici ripetuti, ha messo in evidenza la strada senza uscita delle relazioni sociali vigenti, infine, la connessione tra la crisi sociale e politica in un paese con la declinazione storica del complesso del sistema nazionale dominante. La presunzione di rappresentare la nazione o lo slogan dell’unità nazionale puntano a giustificare la sottomissione della classe operaia a ciò che si sarebbe battezzato “la comunità organizzata”. E’ la giustificazione ideologica dell’imbavagliamento dei sindacati da parte di una burocrazia integrato allo Stato. Il movimento nazionale- civile o militare- è un’espressione della tagliola che la dipendenza del capitale finanziario internazionale mette allo sviluppo delle forze produttive nei paesi della periferia capitalista. E’ l’espressione di una lotta per difendere la parte dell’entrata nazionale nelle risorse che genera il complesso dell’economia mondiale. Il chavismo no si è limitato a utilizzare la rendita petrolifera del Venezuela per lo sviluppo dei programmi sociali di ampio raggio, prima di ciò, si è scontrato in forma aperta con il capitale internazionale e i suoi agenti interni per evitare la internazionalizzazione di PDVSA, l’impresa statale del petrolio, nelle mani delle borse straniere. Questa crisi fu la ragione che fomentò, nell’aprile del 2002, il sabotaggio petrolifero alla fine di quell’anno. In quelle date, il prezzo del barile di petrolio ancora si situava appena sopra i 10 dollari, di modo che non è certo che nella crisi avesse giocato un ruolo determinate la cattura della rendita mineraria straordinaria che sarebbe sorta dopo, dovuta all’aumento internazionale dei prezzi. La mobilitazione popolare che sconfisse il colpo di stato di Aprile e dopo il sabotaggio petrolifero furono il 17 di Ottobre del Chavismo, il quale già si era tratteggiato con la sollevazione del 1992, Un’ironia: Hugo Chavez salutò le masse che si erano mobilizzate per liberarlo dal golpe fascistoide con un invito a “tornare a casa”.
CHAVISMO E RELAZIONI DI PROPRIETA’
La sconfitta del golpe “civico-militare” convertì alle forze armate in chaviste, una consistenza che ha attraversato la prova del sabotaggio petrolifero. L’arbitraggio politico di Chavez incontrò nella “chavizzazione” delle forze armate un posto solido. Questa unione si rinforzò quando Chavez risolse a suo favore uno scontro con il generale Baduel, il paracadutista che lo salvò nel 2002 e che dopo divenne la massima autorità dell’esercito. Un’ altra cosa importante e’ che, nel momento più aspro del sabotaggio petrolifero, la banca internazionale non interruppe il finanziamento al Venezuela, né Chavez smise di pagare il debito estero. Perciò, la nazionalizzazione di alcune banche- una misura fondamentale per qualunque trasformazione sociale e per l’industrializzazione- non si produsse che molto di recente, quando ironicamente- la Banca Santander riuscì a essere comprata dallo Stato per far fronte alla crisi bancaria internazionale con il denaro di un ottimo indennizzo. Nei momenti più duri dei suoi scontri reciproci, il capitale finanziario internazionale ha sempre avuto chiaro che il chavismo non aveva interesse a rompere con le Borse, ne era-molto meno- nemico della proprietà privata. Le nazionalizzazioni generosamente indennizzate perdono il loro contenuto anticapitalista, dove lo Stato scambia denaro fiscale per capitale e il capitale si scambia con denaro privato.
La propaganda antichavista, specialmente quella del sionismo, imputa a Chavez interessi sinistri riguardo la sua alleanza con l’Iran. Si tratta di un’altra cosa: l’asse Venezuela-Iran è fondamentale per contrastare la pressione dell’Arabia Saudita e gli emirati del Golfo, istigati dalle industrie petrolifere anglo-franco-nordamericane affinché la Opec riduca i prezzi del petrolio. Chavez e gli ayatollah difendono la parte dei suoi paesi nell’entrata economica mondiale- anche se ciò pregiudica nazioni non petrolifere della periferia. In compenso, Chavez ha conferito a vari di quei paesi prezzi di preferenza, per questo ha rinforzato l’autorità del Venezuela nella disputa energetica. Il chavismo proclama un “socialismo del XXI secolo”, pero è socialismo della divisione parziale della ricchezza sociale, non della trasformazione del capitale in proprietà pubblica, ne dello Stato in direzione collettiva delle masse. La denominata “redistribuzione dell’entrata” ha migliorato considerevolmente, a partire dai livelli di vita più miserabili della popolazione, pero tale entrata continua a essere quella della rendita petrolifera. Chavez ha proceduto a numerose nazionalizzazioni, le principali in cambio di indennizzi generosi per i grandi capitali: Verizon, la nordamericana delle telecomunicazioni; Sidor, la siderurgica de Techint, pagata con estrema generosità; lo stesso dicasi per il cementificio del messicano Slim. Nelle campagne non è successo lo stesso, perché si comprovò che i titoli di proprietà degli espropriati erano fraudolenti. Queste nazionalizzazioni non risposero a un piano; furono improvvisate dalla crisi stessa. La pianificazione richiede il concorso cosciente del proletariato, la sua indipendenza politica di classe. Per esempio, quando mancò il cemento per i programmi di residenza popolare o quando il governo non riuscì a conciliare lo scontro de Techint con gli operai di Sidor, si nazionalizzarono i cementifici e l’industria siderurgica- però per questo non cambiò nella sostanza la produzione gli uni o dell’altra, bensì la importazione. I grandi capitali fecero fagotto quando conclusero che non gli interessava lo scenario economico prevalente. Però il Venezuela non si trasformò in un paese industriale continua ad essere monoproduttore di combustibile. La redistribuzione delle entrate si fece con la cassa di PDVSA, la quale si trova fortemente indebitata e con un alto squilibrio economico dovuto al congelamento del valore del bolivar in un contesto inflazionario. I limiti di PDVSA si manifestano nel luogo principe del capitale straniero( con l’unica esclusione di EXXON) nello sfruttamento della fascia dell’Orinoco. La crisi di PDVSA è la ragione principale della recente decisione di svalutare il bolivar fuerte( immittere più moneta nazionale per dollaro esportato). Ugualmente alle altre esperienze nazionaliste del passato, quella del Venezuela ha fallito nell’obiettivo di assicurare uno sviluppo nazionale autonomo. Ciò non è possibile nello stadio di declinazione del capitalismo mondiale. Però nello stesso modo, il Venezuela emerge da questa esperienza con uno Stato più centralizzato, con la relativa retrocessione dei settori più parassitari del capitale nazionale e soprattutto con una presenza più attiva delle masse. Qualunque cambio di fronte al processo economico conterà su questi fattori come strumenti di lavoro.
PROSPETTIVE
Il Chavismo ha combattuto lo sviluppo di un sindacalismo indipendente. Il Codice del Lavoro introduce conquiste importanti per i lavoratori terzierizzati, però impone l’arbitraggio obbligatorio e la facoltà del Presidente di decidere la legalità di qualsiasi sciopero. Le commissioni paritetiche non si convocano quando scadono i contratti collettivi, i salari nella grande industria non hanno migliorato. C’ è una statizzazione dei sindacati.
La morte di Chavez blocca la possibilità che le masse del Venezuela esauriscano l’esperienza politica con il suo tentativo nazionalista. Le critiche o delusioni che possa provocare la nuova gestione salveranno questa esperienza storica considerata nel suo insieme. Dal punto di vista dello sviluppo della coscienza di classe, la morte di Chavez rappresenta un blocco.
La morte di Chavez crea, obiettivamente, una crisi del regime politico, quello del potere personale. I successori dovranno incontrare un’uscita alternativa. Gran parte del circolo che governa rappresenta quello lo stesso popolo chavista definisce “la destra endogena”. Un’ alternativa è che, dopo le prossime elezioni, il sistema politico segua l’esperienza argentina Kirchnerista( qualcosa di ironico quando si accusa ai Kirchener di chavizzarsi). Ciò consisterebbe in un certa parlamentarizzazione del sistema a scapito del verticalismo attuale e delle organizzazioni parallele a quelle ufficiali- com’è il caso dei consigli comunali. Il chavismo non è unito da un programma né è omogeneo in termini sociali; anche se rumoreggino le critiche al suo interno, funziona come un apparato di Stato e incluso parastatale. Il nuovo governo dovrà far fronte, senza l’autorità di Chavez, alla destabilizzazione economica che cresce e alle svalutazioni anche maggiori delle monete. Sarebbe un aggiustamento senza anestesia, in mezzo al cambio di un regime. L’ultima svalutazione è stata presentata dall’establishment attuale come una decisione che Chavez avrebbe preso alla Habana. Esiste una forte critica interna alla gestione distorta dell’informazione sulla malattia di Chavez, quella che si è interpretato come funzionale all’ establishment che sta al comando.
Dopo le nuove elezioni presidenziali, dovranno avere luogo le elezioni municipali, le quali sono state differite varie volte. Qui, l’opposizione di destra potrebbe incrementare la sua rappresentazione. La divisione della destra, come da poco ha osservato Diosdado Cabello-presidente dell’Assemblea Nazionale e presumibile lider della destra endogena- “voi siete più divisi di noi”. E’ certo. Incitata dall’uribismo colombiano, dai repubblicani degli USA e dai capitalisti finanziari venezuelani, una minoranza attiva spinge per la destabilizzazione. Sembra stare alla sua testa il sindaco di Caracas, Ledezma. Capriles sarebbe la testa della frazione conciliatrice. In questa crisi di complesso, le forze armate costituiscono la carta di riserva per bloccare una disgregazione politica.
Si è parlato persino della nausea della lidership continentale di Chavez. Quando si osserva con maggiore attenzione, si evince che questa lidership , che almeno negli ultimi anni, ha operato all’ombra della spinta delle imprese minerarie e delle appaltatrici brasiliane, le quali hanno imposto la loro agenda attraverso il “governo dei lavoratori” di Lula e Dilma Roussef. La Unasur è un satellite della diplomazia brasiliana. Dalle “riforme” a Cuba, alle negoziazioni con le Farc o gli accordi con l’Iran, l’operatore fondamentale è stato il Brasile, non Chavez-ossia la Borsa di Sao Paulo ( un santuario delle grandi banche di investimento). Non è casuale che la Banca del Sud sia morta per mano degli interessi del BNDES- il Banco di sviluppo del Brasile( il quale finanzierà le opere idroelettriche delle imprese appaltatrici brasiliane in Argentina).
Si è creato una situazione nuova in America Latina. Lo sfida principale è per la sinistra, cioè la parte che è marginale in tutto questo processo. Nonostante tutto, dovrebbe essere la protagonista storica principale. Dovrebbe aprirsi un dibattito continentale per caratterizzare questa nuova situazione e ottenere da questa situazione tutte le conclusioni rivoluzionarie.

 

Jorge Altamira (Partito Obrero- Argentina)

 

 

venerdì 8 marzo 2013


LETTERA APERTA AI MILITANTI E AGLI ISCRITTI DEL PRC E DEL PDCI. 

E' L'ORA DI ROMPERE CON I GRUPPI DIRIGENTI TRASFORMISTI 
E DI UNIRSI NEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
(8 Marzo 2013)


Cari/e compagni/e, 

La disfatta dell'operazione “Rivoluzione civile” non è solo elettorale, ma politica. E' il capolinea definitivo di un lungo corso trasformista dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI, che ha distrutto e disperso, in tanti anni, energie, passioni, potenzialità enormi. E che si è rivelato irriformabile. 

Ci rivolgiamo a voi- nel nome di tante battaglie comuni- per chiedervi di trarre un bilancio onesto di questo fallimento politico senza ritorno. E di compiere l'unica scelta politica conseguente : quella di unirvi al Partito Comunista dei Lavoratori, e dunque al programma e ai principi del marxismo rivoluzionario. Per rafforzare l'unico partito a sinistra che non si è mai compromesso nelle politiche borghesi. Per costruire insieme, finalmente, una coerente presenza anticapitalista e comunista, contro ogni opportunismo e trasformismo. 


L'OPERAZIONE “INGROIA”: IL CAPOLINEA DEL TRASFORMISMO 

Non si tratta di discutere con voi dell' “insuccesso elettorale” in quanto tale dell'operazione Ingroia o del mancato ritorno in Parlamento di PRC e PDCI. Né si tratta di confrontare i 113.000 voti del PCL al Senato ( comunque conquistati -senza mezzi e senza coprire tutti i collegi- su un programma anticapitalista,) con i 500.000 o poco più di “Rivoluzione Civile” ( IDV+ PRC+ PDCI+ Verdi+ De Magistris..). Perchè successi o insuccessi, tanto più sul piano elettorale, possono essere a volte indipendenti dalle scelte politiche che si compiono. 

Si tratta invece di discutere esattamente della scelta politica compiuta: quella di aver annullato la propria autonomia e riconoscibilità di “comunisti” dentro l'arancione dei pubblici ministeri, nel momento della massima crisi del capitalismo. Quella di aver imboscato la stessa centralità delle ragioni del lavoro dentro l'abbraccio col liberal questurino Di Pietro, nel momento della più grave aggressione contro i lavoratori dell'intero dopoguerra. La disfatta elettorale ha solo registrato l'enormità di questa scelta politica. Che ha esposto decine di migliaia di compagni/e ad un'autentica umiliazione. E che oltretutto ha favorito lo sfondamento grillino a sinistra. 

Il punto è : qual'è la radice di questa scelta politica abnorme? Non siamo in presenza di un “errore”, per quanto letale. Siamo in presenza dell'ennesima manifestazione del codice politico di fondo dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI: quello per cui la propria collocazione o ricollocazione istituzionale ( o... la speranza di conseguirla) prevale su ogni considerazione di principio. E tanto più sul rispetto dei propri militanti e delle loro ragioni. 


LA LUNGA STORIA DI UNA DERIVA ISTITUZIONALE 

E' lo stesso codice genetico che ha segnato, con responsabilità anche più gravi, il lungo corso dei gruppi dirigenti di Rifondazione. 

E' il codice che nel 96/98 spinse l'intero gruppo dirigente del PRC ( Bertinotti, Cossutta, Ferrero, Diliberto, Grassi, Rizzo..) a entrare nella maggioranza del primo governo Prodi, votando l'introduzione del lavoro interinale (Pacchetto Treu), il record delle privatizzazioni, i campi di detenzione per i migranti( legge Turco- Napolitano). 

E' il codice che nel 99/2001 spinse Diliberto (e Rizzo) a sostenere i bombardamenti “umanitari” su Belgrado, in cambio di un ministero nel governo D'Alema-Cossiga per il neonato PDCI. 

E' il codice che nel 2006/2008 spinse PRC e PDCI a entrare nel secondo governo Prodi, votando missioni di guerra e detassazione dei profitti, in cambio di un ministero( Ferrero) e della Presidenza della Camera (Bertinotti). 

E' il codice che tuttora spinge PRC e PDCI in tante giunte locali di centrosinistra a votare tagli sociali in cambio di assessori. Magari a braccetto dell' UDC, come in Liguria. 

Del resto: la stessa operazione Ingroia non è nata forse per il solo rifiuto del PD di accettare Di Pietro e Diliberto nella coalizione di Centrosinistra? E a nome di “Rivoluzione civile” Ingroia non ha forse continuato ad offrire al PD la propria disponibilità di governo, al posto di Monti, durante tutta la campagna elettorale? 

Questo codice politico si è rivelato irriformabile. Ha disperso e demotivato negli anni un patrimonio enorme di energie e di speranze di decine di migliaia di attivisti e di milioni di lavoratori e di giovani. Ed oggi è giunto semplicemente al suo epilogo. 


PERCHE' UNIRSI AL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI 

Il Partito Comunista dei Lavoratori è nato (tra il 2006 e 2008) contro questa politica, dopo una battaglia di 15 anni all'interno del PRC, basata sui principi anticapitalistici e di classe. E' nato non per “dividere” i comunisti. Ma per liberarli da partiti che comunisti non erano e non sono. Per dare loro un riferimento coerente da cui ripartire. Per evitare loro nuove delusioni e dispersioni. 

Certo: siamo un piccolo partito. Che si è dovuto confrontare , in anni difficili, con gli effetti di confusione e demoralizzazione prodotti dal fallimento del PRC governista in un vasto settore della stessa avanguardia. Che ha dovuto lottare controcorrente , negli anni della peggiore crisi sociale, rispetto allo stesso arretramento della coscienza politica del movimento operaio . Ma abbiamo lavorato e lavoriamo per ricostruire una coscienza di classe , non per contribuire a disperderla. Da qui la nostra battaglia, in tutte le lotte e i movimenti, contro ogni subordinazione al PD, o al giustizialismo, o al grillismo. Da qui anche la nostra presenza alle elezioni: come terreno di presentazione di un programma comunista, alla luce del sole e senza mimetismi. 

Oggi possiamo dire di aver costruito, con tutti i nostri limiti, l'unico partito a sinistra del PRC realmente presente su scala nazionale, dotato di un minimo di organizzazione e di radicamento. L'unico che, nel suo piccolo, sta estendendo la propria presenza territoriale. L'unico, non a caso, che può presentarsi alle elezioni nazionali. L'unico, soprattutto, che non ha altro interesse da difendere che gli interessi del lavoro e della rivoluzione sociale. 

Cari compagni e compagne, 

diversi militanti di PRC e PDCI, in diverse parti d'Italia, hanno raggiunto in questi mesi le fila del PCL. E' un fatto prezioso. Ma se entrassero nel nostro partito tutti coloro che- tra voi- ci hanno detto e ci dicono che “sono d'accordo” con il PCL, con la sua politica, con il suo programma, la nostra comune battaglia comunista e rivoluzionaria farebbe un grande passo avanti. Nell'interesse dei lavoratori e di tutti gli sfruttati. 

Questa è esattamente la proposta che vi avanziamo. 
Disponibili, con i nostri dirigenti, e con le nostre sezioni territoriali, ad ogni occasione di incontro , di confronto, di approfondimento. A partire dalle lotte comuni di ogni giorno.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI



FRANCESCO DORO:
"Con queste espulsioni nascondono
la mancanza di voglia di lotta"


(7 Marzo 2013)
INTERVISTA A FRANCESCO DORO
FIOM CGIL CONTRO LE ESPULSIONI ARBITRARIE

ATTACCO AI DIRITTI DELLE DONNE: la LOTTA è la sola STRADA PERCORRIBILE.

 
Oggi,come in passato,le donne si trovano a dover fronteggiare innumerevoli difficoltà,sovente sminuite,sovente considerate pressochè inesistenti, ma comunque evidenti e tangibili in ogni ambito che le coinvolga o le escluda. Il peso della disoccupazione,del precariato, la progressiva abolizione dei servizi sociali gravano sulle fragili spalle delle donne,che si trovano a dover lottare con quanta più forza,al fine di ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Tuttavia,una volta ottenuto,la lotta deve protrarsi per fuggire dai frequenti soprusi,per evitare di scegliere tra la necessità di un impiego fisso e il desiderio di maternità. La condizione si presenta drammatica anche per le lavoratrici indipendenti,prive di ogni tutela sociale,mentre alle donne immigrate si nega la possibilità di ottenere gran parte degli impieghi. E il tasso di femminicidi cresce smodatamente di anno,in anno:nel 2012 le vittime superano il centinaio. A sostegno della cultura maschilista,radicata saldamente e da tempo nella società occidentale,ma spesso goffamente nascosta sotto le parole di una democrazia pseudo-paritaria, vi sono le donne appartententi a classi sociali superiori,che affidano la cura della casa e della famiglia a salariati. Infatti,oltre alla marcata differenza di genere, ve n'è una ancor più evidente e lacerante : quella di classe. I compromessi interclassisti sono falliti! Sono le donne dei ceti più bassi a dover condurre una lotta,dapprima contro l'orrido sfruttamento di classe e,quindi, contro lo sfruttamento di genere. All'impostazione maschilista del pensiero dei pochi ( che si ripercuote sull'intero sistema sociale,un sistema malato,quello del capitalismo),si somma la responsabilità dell'altrettanto radicata cultura cattolica,che si accanisce sulla discendente di Eva,negandole perfino la possibilità di decidere sulle sorti della propria vita. La legge 194 è l'obiettivo polemico di molti e,per conseguenza,pone le donne decise ad abortire di fronte ad innumerevoli difficoltà. L'unico barlume di speranza è all'estero,poichè in Italia la cosiddetta "pillola del giorno dopo" è pressochè introvabile.UNA NUOVA PROSPETTIVA E' POSSIBILE! Si può procedere verso una maternità pienamente pagata per il primo anno,verso una tutela delle donne in maternità e di coloro che le sostituiscono,assicurando loro una priorità nell'assunzione all'interno dell'azienda in cui lavorano,o in un'altra. Tutto questo E' POSSIBILE, ma è necessaria una progressiva tassazione dei grandi redditi e patrimoni e la soppressione di "eroiche" opere,quali la Tav,e delle inutili,ma ingenti spese militari. I soldi ci sono, ma sono concentrati unicamente nelle sporche mani della Grande Borghesia, a ovvio discapito dei proletari: una reale dittatura economica, che deve essere abbattuta. Per questo,donne e uomini devono unirsi nella lotta di classe,che condurrà alla morte di ogni forma di sessismo.
Giulia Zamagni - Pcl Pesaro
 
 



martedì 5 marzo 2013

TOCCA AI LAVORATORI COSTRUIRE UN' ALTERNATIVA.
IN PIENA AUTONOMIA
DAI PARTITI PADRONALI E DAI COMICI GURU

(4 Marzo 2013)
testo volantino nazionale
Le elezioni hanno visto il successo di un vecchio miliardario imbroglione (Berlusconi) e soprattutto di un comico milionario (Grillo).
Un “guru” che propone tra le altre cose (in sintonia con il progetto del “guru del guru”, il padrone milionario Casaleggio) l'abolizione pura e semplice del sindacato in quanto tale (“roba dell'800”), proprio nel momento della massima aggressione padronale contro il lavoro e i diritti sindacali. Che a Parma, dove governa, alza le rette di asili e mense per pagare gli interessi alle banche. Che rivendica licenziamenti di massa nel pubblico impiego e la riduzione di tutte le pensioni per ridurre le tasse ai padroni (con l’abolizione dell ‘IRAP).
Perché tanti giovani, tanti lavoratori, tanti precari, sbagliando clamorosamente, hanno finito con l'affidarsi a un guru milionario che non ha nulla a che spartire con i loro interessi? Perché si è sentita priva di riferimenti, rappresentanza, prospettive, dentro la crisi sociale più drammatica del dopoguerra.
Per anni tutti i governi (Prodi, Berlusconi, Monti) hanno colpito i lavoratori per conto degli industriali e dei banchieri. Tutti i partiti dominanti, di ogni colore (dal PD al PDL) hanno servito gli interessi dei capitalisti da cui sono finanziati (basta vedere i loro bilanci) contro i lavoratori, i precari, i disoccupati.
Ma soprattutto le sinistre sindacali e politiche che avrebbero dovuto difendere i lavoratori, li hanno abbandonati a loro stessi. La direzione della CGIL ha prima concertato coi governi di Centrosinistra le politiche antioperaie, e poi ha consentito al governo Monti le peggiori misure contro lavoro e pensioni (pur di coprire il PD di Bersani). Le sinistre cosiddette “radicali” prima hanno votato (unite) guerre e sacrifici in cambio di ministeri nei governi di centrosinistra e poi hanno finito col rifugiarsi (divise) sotto il comando del PD o dei pubblici ministeri (Ingroia), sino a cancellare l'autonomia delle ragioni del lavoro e la propria stessa riconoscibilità elettorale.
C'è da stupirsi se una disperazione sociale, allo sbando, si affida al primo ciarlatano, magari ottimo comiziante, e pure “simpatico”?
Ricostruire una rappresentanza indipendente del lavoro, per un'alternativa alla dittatura degli industriali e delle banche: questa è la vera necessità. Unire lavoratori, precari, disoccupati in una mobilitazione straordinaria: senza di questo le condizioni sociali di milioni di lavoratori e di giovani continueranno a peggiorare. Perché il sistema capitalistico non ha più niente da offrire ma solo da togliere, chiunque governi (Berlusconi, Monti, Bersani.. o Grillo-Casaleggio).
Solo i lavoratori possono costruire, con la propria forza, un'alternativa vera, imponendo un proprio governo che rovesci il capitale finanziario e riorganizzi alla radice l'intera società. Senza una lotta per questa prospettiva, i lavoratori resteranno divisi, senza difese e senza risultati. E nella loro disperazione inzupperanno il pane, a proprio vantaggio, padroni e truffatori di ogni specie. Magari comici.
Ricostruire tra i lavoratori la coscienza dei propri interessi, della propria forza, della necessità di una soluzione anticapitalista, è la ragione d'essere del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL). E’ solo per questo che ci siamo presentati alle elezioni, ed è solo per questo che una sia pur modesta avanguardia di lavoratori e giovani ha sostenuto le nostre liste.
Certo: siamo un piccolo partito, dentro un maremoto, che nuota contro corrente. Ma siamo l'unico partito della sinistra che non si è mai compromesso con politiche antioperaie. L'unico che non si subordina né al PD, né ai magistrati, né ai comici guru. L'unico che si batte, in ogni lotta, per una prospettiva di governo dei lavoratori e di rivoluzione sociale: la sola rivoluzione vera per eliminare sfruttamento, miseria, disoccupazione e corruzione.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
www.pclavoratori.it – info@pclavoratori.it
f.i.p. via Cuccoli 1 Bologna, 1.3.2013
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

lunedì 4 marzo 2013


GRAVE ESPULSIONE DI DUE COMPAGNI DELLA FIOM DALLA CGIL



(3 Marzo 2013)

Sconcertante l’espulsione da parte della Cgil dei due sindacalisti della Fiom di Padova, compagni attivi nelle lotte da anni, esponenti della Rete 28 Aprile - opposizione Cgil e militanti del PCL, a cui va tutta la nostra solidarietà.

Francesco Doro, operaio, RSU delle Officine Meccaniche Carraro, membro del Comitato Centrale della Fiom e del Direttivo della Camera del Lavoro di Padova, e Andrea Berruti, operaio e RSU della Filippi sono stati buttati fuori dalla Cgil con procedure sommarie, usando motivazioni pretestuose che dimostrano la natura politica di queste espulsioni.

Questi provvedimenti segnano la strada senza ritorno in cui ormai da anni si è incuneata la Confederazione. Di fronte alla crisi più grave del sistema capitalistico degli ultimi ottanta anni la Cgil invece di unificare su un terreno conflittuale tutte le lotte in corso per ricompattarne il blocco sociale e alimentare la rivolta degli sfruttati, si appresta, come già tristemente visto, a disarmare i lavoratori in nome della compatibilità con il sistema. Ancora una volta quindi la Cgil si ergerà a sterilizzatrice del dissenso sociale, per mantenere il ruolo di collaborazione con il prossimo governo a guida PD. Per far questo emerge con forza la precisa volontà di eliminare il proprio dissenso interno.

Contro l’incapacità politica di questo gruppo dirigente, contro l’azione di freno sociale che la Cgil oggi incarna bisogna, a partire dal netto rifiuto delle espulsioni, contrastare questa deriva autoritaria.

Martedi 5 Marzo alle ore 10:30 a Padova in Camera del Lavoro si terrà una assemblea presidio per denunciare la gravita' di quanto accaduto

 

 

domenica 3 marzo 2013


Dissentiamo nettamente dal testo del compagno Cremaschi,relativo ai risultati elettorali,


(2 Marzo 2013)

dal sito della Rete 28 Aprile

I/le lavoratori/trici non hanno niente da festeggiare dal successo di una lista i cui due guru milionari hanno un programma che è un miscuglio tra quello di Casa Pound e Scientology.

Dissentiamo nettamente dal testo del compagno Cremaschi,relativo ai risultati elettorali, pubblicato martedì su questo sito.
L’Italia, a differenza degli altri paesi europei, dopo anni di crisi del capitalismo ha una sinistra ridotta ai minimi termini. Niente di paragonabile a Syriza, Front de Gauche o Izquierda Unida.
E’ buffo che a ricordarlo debbano essere due compagni comunisti come noi, che non si identificano in questi soggetti politici e che sostengono partiti diversi, almeno in Grecia e Francia. Ma il voto per queste forze (di cui pur abbiamo presente tutti i gravi limiti dei loro programmi, riformisti e “compatibilisti”) esprime la propensione di grandi masse di lavoratori e di giovani ad uscire da questa crisi epocale a sinistra, in maniera sia pure confusamente anticapitalistica.
Nulla di tutto ciò in Italia. Ma il compagno Cremaschi esulta per il voto “no spread” e il successo del movimento 5 stelle. Non da solo in verità: è impressionante il numero di compagni e compagne che cercano di sublimare le loro sconfitte, e quelle generali del movimento operaio, col giubilo per il successo grillino. Noi crediamo invece che non ci sia niente per cui esaltare in questo voto, che come detto e come prevedibile, esprime tutte la recenti sconfitte e la confusione nel movimento operaio e nella sua avanguardia.

Non c’e spazio qui per una analisi approfondita della natura del “movimento 5 stelle” e del progetto del suo guru Grillo e del guru del guru Casaleggio. Per questo ci permettiamo di rimandare, tra i diversi testi al riguardo, a quello scritto pochi giorni prima delle elezioni dal compagno Enrico Pellegrini, dirigente della Rete 28 aprile a Venezia, dal titolo “Il grillismo spiegato ai …. grillini. Analisi di un “movimento”reazionario” (pubblicato sulla home page del PCL www.pclavoratori.it).

Ci limiteremo a ricordare alcuni fatti e posizioni espresse, ben conosciuti, a nostro giudizio esemplificativi della vera natura del grillismo.
Grillo ha ripetutamente riaffermato le sue posizioni sull’immigrazione dichiarando, con un concetto più volte utilizzato anche dai leghisti, “l’Italia non può farsi carico dei problemi del mondo” (ergo crepino di fame nei loro paesi). Più nel concreto, si è pronunciato contro quella elementare misura di civiltà che è la concessione della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia.
La famosa chiacchierata con Casapound ha chiarito che per Grillo l’antifascismo non è né un valore, né una discriminante. Aggiungiamo che ha chiarito anche che i punti “progressivi” del programma di Grillo-Casaleggio sono gli stessi del “fascismo di sinistra”. Non vogliamo con ciò dire che Casaleggio-Grillo siano fascisti, ma che partire da questi aspetti di demagogia “antigrandefinanza” per dare una valutazione complessiva del grillismo è un grave errore politico.
Sulla questione del sindacato, si è avuto da parte di molti una cercata sottovalutazione di gravità. Si è cercato di minimizzare il concetto espresso e reiterato dal Grillo, come se avesse fatto una semplice critica agli errori delle burocrazie (magari utilizzando il tardivo e strumentale “recupero” della FIOM e dei sindacati di base, per la loro partecipazione alle mobilitazioni NO TAV).
Ma Grillo non si è limitato ad un attacco generico. Ha detto che i sindacati, non solo CGIL-CISL-UIL ma i sindacati tout court, sono “roba dell’800”. Per indicare poi quale è la società di riferimento sua e del suo guru, cioè quella statunitense. Una società in cui sarebbe abolita l’inutile presenza sindacale (non dispiaccia a Grillo e Casaleggio, nonostante i tentativi della destra repubblicana, nella maggioranza delle grandi e medie aziende USA non è ancora così), ci sarebbero rapporti armoniosi tra padroni e lavoratori, in cui si svilupperebbe la compartecipazione azionaria dei lavoratori al capitale d’impresa (“modesta” ovviamente). Insomma la logica dello schiavo felice che vede nel sua sfruttatore il “compagno” o meglio “collega” nell’impresa. Un progetto reazionario, forse fortunatamente utopistico: una “democrazia diretta” (ma sotto lo stretto controllo della magica coppia), senza sindacati e partiti, in stile libretto verde di Gheddafi (da cui temiamo che, oltre che dal “fascismo sociale” e da scientology o analoghe sette, Casaleggio abbia preso molta ispirazione, naturalmente modernizzandola all’era del web).
Del resto tali concezioni paternalistiche sono quelle proprie della classe o settore di classe di riferimento del duo a 5 stelle, e Casaleggio e Grillo non lo nascondono; per esempio da ultimo nel libro scritto a 6 mani con Dario Fo, in cui indicano chiaramente che il loro riferimento sociale è la piccola e media impresa o, per meglio dire, da marxisti, i piccoli e medi sfruttatori capitalisti.
Se ci fosse bisogno di una prova di ciò basti considerare l’episodio di Treviso, evidentemente non colto o volutamente scordato da tutti i festanti di sinistra per la vittoria dei 5 stelle. Lì il 9 febbraio, dopo un incontro a porte chiuse con i presidenti di Confcommercio e Confapi, il Guru Capo Casaleggio ha presentato il programma agli imprenditori veneti: abolizione dell’IRAP e detassazioni varie ai padroni. Un piano, quindi, per approfondire quanto fatto negli ultimi anni dai vari governi borghesi; tanto si è trovato e si troverà sempre chi pagherà i costi, cioè il lavoro dipendente. Come ogni padrone che si rispetti, infatti, hanno individuato da tempo il nemico principale. I dipendenti pubblici. Ad essi oggi si aggiungono i ..pensionati.
Ecco quanto scritto poco fa sul blog personale di Grillo (post di Massimo Fini): “Ogni mese le stato deve pagare 19 milioni di pensioni e 4 milioni di stipendi pubblici. Questo peso è insostenibile, è un dato di fatto, lo status quo è insostenibile.[…… ] E’ una macchina infernale che sta prosciugando le risorse del paese. Va sostituita con un reddito di cittadinanza.” (Il testo intero é pubblicato su Contropiano con un buon commento; speriamo serva a chiarire le idee ai compagni della rivista rispetto a qualche articolo uscito recentemente). Ed ecco dunque il “reddito di cittadinanza” in versione grillesca: licenziamento dei dipendenti pubblici e riduzioni dei loro salari; e in più oggi per i lavoratori pensionati nessun riferimento ai contributi versati, tanto meno al sistema retributivo precedente, ma 600 o 800 euro, così magari crepano prima, si riducono le spese dello stato e ci sono i soldi per detassare totalmente i padroni, tanto i milionari con villa non hanno problemi di pensione.

Si potrebbe continuare a lungo, ma pensiamo si poterci fermare qui.

Sappiamo bene che esistono contraddizioni, che una parte del personale politico che entra oggi in parlamento con i 5 stelle non è reazionario (ma subordinato ai guru si). Che una componente democratica e progressista si è intrecciata in questi anni nel percorso del movimento. Che se andasse in porto l’ipotesi Bersani, su alcuni terreni immediati l’accordo con i grillini potrebbe portare a qualche riforma positiva (non su tutti, ad es. sull’IRAP che già tutti i programmi elettorali, salvo quello del PCL, ipotizzavano di ridurre).
Ma il punto è se un domani (forse prossimo) Casaleggio-Grillo si trovassero a governare.
Lì vedremmo il peggio del peggio, forse moderato, ma solo in parte, sul terreno delle libertà democratiche, dalle esigenze dei rapporti internazionali. Con quella grande borghesia capitalistica industriale e finanziaria che Casaleggio e Grillo si sono già premurati di tranquillizzare nei loro viaggi all’estero (con relative interviste) e che ha fatto scrivere al “Financial Times”: “Grillo è affidabile”. Per i referenti sociali del FT certamente sì, per i lavoratori e i pensionati certamente no. Una corrente sindacale classista avrebbe il dovere di avvertirli e invitarli a combattere, nell’indipendenza dai vecchi nemici, anche il nuovo, invece di esultare per il suo successo.

 

Franco Grisolia
Luca Scacchi